Effetto IKEA e AI: Perché Accumuli Tool che Non Usi

Ho guardato il video di Massimiliano Pioli su questo fenomeno e mi sono riconosciuto completamente. La situazione che descrive è quella di chiunque lavori con l'intelligenza artificiale: crei GPT, skill, plugin e agenti come se non ci fosse un domani, ma poi alla fine ne usi veramente tre. E il bello è che fatica a eliminarli.

Il video affronta proprio questo: Effetto IKEA: perché crei 30 skill AI e ne usi solo 3? non è un titolo provocatorio, è una descrizione piuttosto accurata di quello che succede a molti di noi quando iniziamo a esplorare Google Cloud, Gemini, ChatGPT o altri strumenti AI avanzati.

Quello che mi ha colpito più di tutto è la diagnosi che Pioli fa del problema: non è l'automazione in sé a essere dannosa. È il ritmo. È il fatto che decidiamo di costruire il nostro intero workspace in una o due settimane, invece di lasciare che cresca naturalmente insieme a noi.

L'Effetto IKEA: Quando Ami Ciò che Hai Costruito (Anche se Non Serve)

Il concetto è affascinante. L'Effetto IKEA è un fenomeno psicologico per cui diamo più valore a qualcosa che abbiamo costruito con le nostre mani, anche se il risultato finale non è ottimale. Nel caso dell'IA, è ancora più forte: creiamo una skill complessa, configuriamo i parametri, la personalizziamo, e poi… non la usiamo. Ma eliminarla? No, no, no. È nostra.

Ho passato settimane a cercare di eliminare alcuni dei miei GPT custom su ChatGPT. Davvero. Piccoli esperimenti costruiti mesi fa, mai usati, ma che mi pareva un delitto cancellare. Perché? Perché li avevo creati. Ci avevo messo del lavoro mentale dentro.

Pioli lo spiega bene: questo non significa che personalizzare il proprio workspace sia sbagliato. Al contrario, è una pratica eccellente per migliorare l'organizzazione e l'efficienza. Il problema è quando lo facciamo e come.

Se tu sei nuovo a Google Cloud o a Gemini Advanced, e decidi di creare venti skill diverse il primo lunedì che accedi alla piattaforma, cosa succede? Perdita di controllo totale. Non ricordi cosa fa ogni skill. Non ricordi perché l'hai creata. E la usi? Spoiler: no.

La Crescita Graduale: Il Workspace che Evolve Con Te

Quello che mi ha veramente cambiato la prospettiva è quando Pioli parla della crescita graduale. Non è un consiglio ovvio quanto sembra.

Pensa al tuo modo di lavorare oggi. Come è? Monotono? Ripetitivo? Complesso? Ha spazi dove potresti risparmiare tempo? Bene. Adesso identifica uno di questi spazi. Uno solo. Crea una skill, un GPT, un'automazione per risolvere quel problema specifico. Usala per una settimana. Migliorala. Imparala a memoria.

Solo dopo, quando questa è parte del tuo workflow naturale, pensi al prossimo elemento.

La metafora che mi viene in mente è quella del giardiniere che non pianta quaranta alberi il primo giorno per poi trascurarli. Pianta uno, se ne prende cura, lo vede crescere, e solo quando è forte aggiunge il prossimo.

Nel video, Pioli fa un esempio concreto: una skill per generare fatture che usa effettivamente ogni mese. Non parla di dieci skill che ha creato "just in case" (il peggior dei casi in ambito AI, per la cronaca). Parla di uno strumento che si è integrato naturalmente nel suo contesto di lavoro.

Questo è il punto di svolta. Il tuo workspace AI non dovrebbe essere una raccolta di possibilità teoriche. Dovrebbe essere una collezione di certezze operative. Strumenti che usi, che conosci, che migliorano effettivamente come lavori.

Il Check Settimanale: Come Mantenere il Controllo

Ecco la parte pratica che ho trovato più utile. Pioli consiglia di fare un check settimanale dei propri GPT, skill e notebook per mantenerli allineati con l'evoluzione personale.

Non è complicato. Ti siedi il venerdì pomeriggio, ti guardi intorno nel tuo workspace, e ti fai tre domande per ogni strumento:

  1. L'ho usato questa settimana?
  2. Mi serve ancora?
  3. Sta contribuendo veramente a qualcosa?

Se le risposte sono no, no, no? Cancella senza ripensamenti.

So che sembra facile da dire. Ma il nostro cervello emotivo protesta: "E se mi serve domani?" "Ho messo tanto sforzo in quello!" "Potrebbe essere utile in futuro per X scenario".

Stop. Fuori da qui.

La bellezza di lavoare con strumenti AI è che puoi ricrearlo in cinque minuti se davvero serve. Non stai cancellando il progetto del Duomo. Stai ripulendo il tuo desktop digitale.

Per chi lavora con Google Cloud, Pioli suggerisce qualcosa di ancora più pratico: configura un'email settimanale che ti mostri un report dei plugin e skill effettivamente utilizzati. Non quelli che hai creato. Quelli che hai usato. È una differenza enorme. Vedrai con chiarezza assoluta quale sia il ritorno reale di quello che hai costruito.

Il Workspace Come Specchio della Tua Evoluzione

C'è un aspetto che emerge leggendo tra le righe del video, e che voglio sottolineare: il tuo workspace AI deve essere uno specchio del tuo lavoro, non del tuo immaginario di lavoro.

Nel primo mese con ChatGPT, Gemini o Google Cloud, è facile fantasticare sulle possibilità. "Creo un agente che analyza i dati", "Creo un tool per il brainstorming", "Creo qualcosa per l'email marketing". Bellissimo. Fantastico. Completamente inutile se non stai effettivamente facendo queste cose ogni settimana.

La verità è che il tuo workspace ideale è quello che cresce lentamente, costruito pezzo per pezzo, ogni pezzo saldamente ancorato a qualcosa che fai effettivamente.

Quando Pioli dice che il workspace deve crescere insieme all'utente, mano a mano che questi migliora e pratica, sta dicendo qualcosa di profondo: non puoi accelerare questo processo. Non dovresti nemmeno provarci.

Ho visto creator che hanno cinquanta GPT custom perché li creano ogni volta che hanno un'idea. E indovina? Ne usano tre. I cinquanta occupano spazio mentale, creano confusione quando cerchi quello che ti serve, e ti fanno sentire come se fossi disorganizzato (spoiler: lo sei).

Invece, avere un workspace snello, con tool che usi regolarmente, ti fa sentire come un professionista. Perché in realtà lo sei.

Riflettioni Personali: Da Collezionista a Minimalista

Quando ho iniziato a lavorare seriamente con l'IA due anni fa, ero un collezionista compulsivo. Ogni nuovo modello, ogni nuova feature, ogni prompt interessante diventava un nuovo GPT nel mio account. Ero orgoglioso. "Guarda quanti tool avevo creato!"

Poi, un giorno, ho cercato uno strumento specifico e mi è voluto un'ora per trovarlo tra i venti che avevo. Ho realizzato che avevo trasformato la mia produttività in un museo del "cosa se ne sa".

Da allora cambio approccio. Creo poco, utilizzo molto, elimino senza pietà.

E sai che cosa? La qualità del mio lavoro è aumentata. Non perché gli strumenti siano migliori, ma perché conosco gli strumenti che uso. Sono veloce con loro. So esattamente cosa chiedere e come ottimizzare il risultato.

È un cambio di mentalità piccolo ma fondamentale. Da "più tool = più capace" a "tool giusti nel flusso giusto = effettivamente capace".


Se stai lottando con l'accumulo di skill AI inutilizzate, ti consiglio caldamente di guardare il video di Massimiliano Pioli. Non è lungo, ma è denso di spunti pratici.

E soprattutto, una domanda per te: quanti strumenti AI hai creato e non usi? Vai, guarda il tuo Google Cloud, il tuo account ChatGPT, Gemini. Fai il check. Poi vieni a dirmi nei commenti cosa hai trovato. Sono curioso di sapere se il tuo Effetto IKEA è simile al mio.

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